
Un viaggio d’addio lungo la Route 312. La Strada Madre della Cina. Quella che collega Shanghai all’estremo occidente. Al confine con il Kazakistan.
Rob Gifford è un corrispondente della National Public Radio americana. Ha vissuto a Pechino per sei anni. Prima di lasciare definitivamente la Cina per Londra decide di percorrere la 312.
“Per esplorare la Cina in tutte le sue contraddizioni” (p.20). Per descrivere la Cina di oggi. Quella che sta cambiando a un ritmo vertiginoso. Quella che divide gli osservatori occidentali in “amanti del panda” e “assassini del Dragone” (p 38). Per congedarsi dalla Cina.
Gifford insegue la 312. Due mesi. Più di 4mila chilometri di strada percorsi in autobus, camion e taxi. Ma se “nella mente di un occidentale, l’idea di un viaggio su strada evoca immagini degli anni Cinquanta e Sessanta, Jack Kerouac, beatnik e hippy” (p.53) per i cinesi quello stesso viaggio è “un matrimonio di convenienza. Viaggiano soprattutto per necessità, per cercare lavoro, per sfamare sé e le proprie famiglie.” (p.54).
E così in un unico libro si intrecciano più storie. Da parte quella di Gifford che viaggia alla scoperta della Cina e si prepara alla Maratona di Pechino. Il giornalista che osserva e racconta. Guarda la Cina di oggi e ricorda la sua storia. Il suo passato magnifico e orribile. L’esercito di terracotta e la Fossa dei Diecimila. I cinesi e le circa quattrocento minoranze etniche non ufficialmente riconosciute dalla Repubblica Popolare. I due Tibet: quello politico e quello etnografico.
Dall’altra quella dei Vecchi Cento Nomi. Dei contadini che lasciano le zone rurali. Che si ammalano di AIDS dopo aver donato il sangue. Che lavorano come camionisti. Delle ragazze che lavorano da Hooters. Nei karaoke bar dove offrono anche “il quarto accompagnamento” (p.114). Della Principessa Rosy che vende creme sbiancanti. Dell’eremita delle Montagne Fiorite che cerca di realizzare il Tao e ha un cellulare. Dell’artista insoddisfatto e smarrito. Dell’insegnante tibetano di cinese. Di Murat, il giovane uiguro che conosce Robert Bruce.
Il risultato è un libro interessante e scorrevole. Un libro educativo. Da leggere prima delle Olimpiadi. Un libro che ti lascia ottimista. Come lo è Gifford.
Perché “non possiamo negare che oggi in Cina ci sono più possibilità di scelta rispetto a prima. E [...] quando si offre alla gente l’opportunità di scegliere che pizza mangiare, prima o poi quella gente vorrà scegliersi i propri leader politici” (p.39).
Rob Gifford, Cina. Viaggio nell’Impero del futuro, Neri Pozza (20 €).
già in ilreporter.com